Diario di Hiroshima e Nagasaki. Un racconto, un testamento by Günther. Anders

By Günther. Anders

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Sarebbe ingenuo, o, peggio ancora, immorale, voler raggiungere un accordo su questo problema in due o tre sedute di congresso. Poiché se c'è chi è sul punto di affogare, non è lecito starsene a riva a discutere il problema filosofico o teologico della ragione per cui bisogna dare un valore alla vita di costui ». (La ceylonese sorride). « In altri termini: dobbiamo rinunciare consapevolmente a voler andare fino in fondo, fino alle radici, dal punto di vista filosoficoreligioso. La profondità è vietata.

Poiché la valanga era già in moto: tremando di cupa emozione e sudando a più non posso, cominciava già a leggere - no, non si può parlare di « lettura »: erano gemiti, grida, sussurri; ed era a me che gridava, sussurrava, gemeva, poiché ero io che dovevo essere contagiato dal suo fuoco e messo in grado di comunicarlo agli altri. Volente o nolente, dovevo partecipare al gioco. Cercai quindi di scrivere in gran fretta: le metafore accumulate, le interiezioni, le rime; e mi venivano i sudori freddi pensando che avrei dovuto comporre, con quegli elementi, un testo inglese traducibile in giapponese.

Rispetto all'ideale della profondità della lingua materna o della ricchezza della lingua colta, questo può sembrare un impoverimento: ma un discorso povero, che arriva lontano, è più ricco di un discorso ricco che si perde in patria e manca lo scopo. Anche il latino medioevale era forse relativamente povero. Ma garantiva la realtà dell'Europa. E non è affatto provato che questo « nuovo latino » debba risultare più trascurato della lingua materna che parliamo e scriviamo oggi; o più vuoto del gergo di coloro che prendono d'ufficio le difese della purezza linguistica.

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