Beethoven e le mondine. Ripensare la cultura popolare by Fabio Dei

By Fabio Dei

Il tema della cultura popolare è stato a lungo l'interesse centrale degli studi antropologici in Italia. Negli ultimi vent'anni, tuttavia, il dibattito in proposito si è progressivamente esaurito e frammentato. Tentare di riprenderlo oggi significa confrontarsi con problemi, sia epistemici che politici, completamente diversi da quelli degli anni Settanta. l. a. crisi dei concetti antropologici classici di cultura e identità ha cambiato radicalmente il modo di pensare e di rappresentare etnograficamente le appartenenze locali. Inoltre, è cambiato profondamente lo sfondo etico-politico di un possibile 'uso pubblico" della cultura popolare, e di ciò risentono le politiche di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale etnografico. Ma, soprattutto, una definizione di cultura popolare non può fare a meno di affrontare il rapporto tra l'ambito del folklore cosiddetto tradizionale e quello dell'industria culturale di massa. Se l'antropologia ha cercato a lungo di tenere separati i due campi, 'proteggendo" l'autentica tradizione dall'invadenza omologante della cultura di massa, oggi è necessario riconoscerne le relazioni e inserirle nel contesto di una teoria delle differenze culturali nella società contemporanea.

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Beethoven e le mondine. Ripensare la cultura popolare

Il tema della cultura popolare è stato a lungo l'interesse centrale degli studi antropologici in Italia. Negli ultimi vent'anni, tuttavia, il dibattito in proposito si è progressivamente esaurito e frammentato. Tentare di riprenderlo oggi significa confrontarsi con problemi, sia epistemici che politici, completamente diversi da quelli degli anni Settanta.

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Da un lato, Gramsci sembra vedere il folklore come insieme di "con~ cezioni del mondo" positivamente contrapposte a quelle egemoniche, sulla base di quella che potremmo chiamare una relativizzazione storico-sociale del concetto di cultu- TRADIZIONE E MODERNITÀ ra (un punto di vista che gli antropologi trovano congeniale, come già notato, poiché si salda al concetto relativistico di cultura elaborato negli studi sulle società non occidentali). Dall'altro lato, il folklore è considerato come l'insieme dei tratti che sono rimasti più lontani dalla cultura moderna e sono caratterizzati dalla perifericità, dal ritardo, dall'arcaicità'.

La dicotomia modernità-tradizione è dunque costitutiva di questo tipo di sapere. Nelle diverse definizioni che sono state e sono date dell'ambito del folklore resta quasi sempre determinante l'elemento della tradizione, forse persino quello della sopravvivenza 1; e la necessità di tracciare una chiara demarcazione rispetto ad altri tipi di cultura è sempre stata fondamentale. Due sono stati i confini da tracciare: verso la cultura alta o egemonica, da un lato, e dall' altro verso la cultura di massa o "moderna" (e può essere interessante notare come lo studioso sia portatore di entrambe queste culture, le senta cioè come proprie: la prima in quanto intellettuale, la seconda in quanto moderno attore sociale).

12), potremmo considerare il dibattito demologico come la più raffinata espressione del "gusto" di un ceto sociale caratterizzato da basso capitale economico e alto capitale culturale, che pone in atto una politica estetica in grado di distinguerlo efficacemente dagli stili grossolani dei consumI dI massa, e dunque dai "nuovi ricchi" non meno che dalle tradizionali aristocrazie culturali organiche alle vecchie classi dirigenti. I folkloristi di oggi sarebbero dunque le avanguardie di una "strategia della distinzione" che può garantire spazi sociali elevati in corrispondenza di bassi redditi: quella che ad esempio contrappone l'architettura delle case coloniche alle palazzine senza identità delle più o meno ricche zone residenziali, l'arredamento contadino povero alle funzionali e luccicanti cucine componibili, e analogamente i canti popolari alla musica legge- 74 TRADIZIONE E MODERNITÀ FABIO DEI ra, le favole tradizionali ai cartoni animati e ai videogiochi, e cosÌ via.

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