Althenopis by Fabrizia Ramondino

By Fabrizia Ramondino

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La letteratura cinese

Los angeles letteratura cine di Giuliano Bertucciolia cura di Federica CasalinPremessa di Federico MasiniLa letteratura cinese di Giuliano Bertuccioli, uscita nel 1968 in step with i tipi di Sansoni, fu accolta come una novità editoriale di pregio assoluto: con l. a. trattazione puntuale e accattivante della materia, l’ampio repertorio di brani antologici in step with los angeles prima volta tradotti in italiano dall’originale e l’accurata bibliografia finale si conquistò il consenso unanime della critica.

Beethoven e le mondine. Ripensare la cultura popolare

Il tema della cultura popolare è stato a lungo l'interesse centrale degli studi antropologici in Italia. Negli ultimi vent'anni, tuttavia, il dibattito in proposito si è progressivamente esaurito e frammentato. Tentare di riprenderlo oggi significa confrontarsi con problemi, sia epistemici che politici, completamente diversi da quelli degli anni Settanta.

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E qui, oltre a notare una somiglianza con la madre del Lessico famigliare di Natalia Ginzburg, è possibile dire che queste due narratrici famigliari prefigurano una genealogia spiccatamente femminile, che si estenderà alle figure della letteratura, facendo di Ramondino l’erede diretta della stessa Ginzburg, ma anche di Anna Maria Ortese e di Elsa Morante (senza dimenticare la Clotilde Marghieri di Vita in villa). Nel tenere insieme queste figure come se si trattasse di una famiglia, Ramondino sarà capace di articolare con la sua opera, libro dopo libro, un’originale e inedita sintassi al tempo stesso famigliare e letteraria.

Lo collegavo ai miei pallori, ai miei malori e alle angosce notturne, forse anche alle voluttuose e calde urine, cui si opponeva, sfrenata e luminosa, la gioia diurna per le corse nella piazza con i compagni. I colori a me familiari erano il rosa, il verde, il bruno, il giallo, anche l’azzurro, mai il nero o il bianco. Talora il rosso, ma mai quel rosso col nero. E mai l’oro! L’oro poi mi pareva il sommo del segreto, e del male, anche perché non sapevo leggere e compitavo a stento le lettere in oro del messale...

Per i poveri lei questuava un posto di lavoro, implorava un sussidio, esigeva una pensione, scongiurava i padroni di casa di pazientare, brigava per ottenere un ricovero nel tubercolosario, si faceva regalare il carbone e l’olio, lavorava a tombolo centrini che poi vendeva alle conoscenti, faceva file davanti agli uffici, scriveva lettere ai giornali – ricorreva allora alla sorella istruita – e, in tempi di guerre, raccoglieva maglie e coperte che, non fidandosi, non consegnava alla Croce Rossa, ma direttamente distribuiva alla ferrovia ai soldati che partivano per il fronte; per i poveri girava da un ufficio all’altro, faceva sdegnose ore di anticamera, ungeva e bistrattava eserciti di uscieri, entrava con foga negli uffici del sindaco, degli assessori, degli ingegneri, dei medici, degli avvocati.

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